Bologna Business Club
testata random ... fai un refresh per vederne ancora!

Rubrica — Professione Project Manager

Intelligenza manageriale

Secondo appuntamento con la rubrica Professione Project Manager di Gianmarco Antonelli, responsabile del branch “Emilia Romagna e Marche” del PMI-NIC.

Il titolo è molto impegnativo e forse anche un po’ provocatorio, ma parte dalla considerazione che buona parte del nostro lavoro si basa sulla ricerca, sulla qualità e sull’interpretazione delle informazioni scambiate con i nostri collaboratori.

Quali sono gli elementi che permettono ad un manager di diventare un leader ?

Questi elementi sono innati oppure si possono allenare e sviluppare ?

Nel corso della nostra vita professionale ci misuriamo con tre capacità fondamentali:

  1. individuare e raggiungere gli obiettivi;
  2. lavorare con e/o attraverso le persone;
  3. autovalutazione e adattamento al contesto;

e proprio la combinazione di questi tre elementi porta a definire l’intelligenza manageriale.

Vediamoli più in dettaglio:

INDIVIDUARE E RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI

Formulare strategie, concentrarsi sugli elementi essenziali, scegliere una direzione, proporre nuove iniziative: tutte queste attività permettono di orientare il lavoro del team al raggiungimento degli obiettivi.

Jack Welch, CEO di General Electric dal 1981 al 2001, disse in un suo intervento:

“I leader che ho visto fallire, sono quelli che considerano la propria strategia come un vangelo, ma poi non traducono le parole in azioni concrete; non analizzano i risultati o non considerano ciò che è accaduto dopo la loro predica iniziale; non correggono la rotta in base ai feedback ottenuti; non lo fanno punto e basta”.

Secondo Welch la via che porta al raggiungimento di un obiettivo non è mai lineare e, proprio per questo occorre una preparazione manageriale in grado di riconoscere e adattare al proprio contesto le best practice utilizzate.

CAPIRE GLI ALTRI

Anticipare e gestire i conflitti, gestire il team di lavoro, comunicare: queste non sono propriamente attività, ma capacità che un manager deve inevitabilmente sviluppare.

La comunicazione è l’elemento principale che permette di non creare false aspettative e di avere un rapporto corretto con tutti gli stakeholder, ma questo sarà argomento di un altro articolo.

AUTOVALUTAZIONE E ADATTAMENTO AL CONTESTO

L’intelligenza manageriale risulta fondamentale anche quando è necessario valutare se stessi e correggere i propri errori.

Occorre sempre mettere in discussione le proprie idee stimolando i suggerimenti dei collaboratori in modo da prendere delle decisioni efficaci e misurate al contesto in cui si opera.

Cosa ne pensate ? quali sono secondo voi gli “elementi primari”  dell’intelligenza manageriale ?

26 ottobre 2009   Comments

Il motore del successo: la Motivazione

Con questo post, inizia la collaborazione fra il nostro blog e Gianmarco Antonelli, che coordina il sottogruppo “Professione Project Manager” all’interno di BolognaIN. Benvenuto Gianmarco!

Siamo sottoposti a ritmi di lavoro sempre più serrati e abbiamo dei momenti in cui pensiamo di non farcela, poi scatta qualcosa dentro di noi che ci impedisce di mollare.

Qual è la scintilla che ci fa ripartire ?
Possiamo accenderla quando vogliamo oppure è una reazione inconscia ad un momento negativo ?

Sto parlando dela motivazione, un meccanismo psicologico che agisce sulla focalizzazione degli obiettivi e permette di concentrarsi sul risultato tralasciando il contorno.

Il maratoneta italiano Stefano Baldini

Queste considerazioni mi hanno portato ad approdondire il discorso e come tutti i neofiti mi sono affidato al sapere comune.
Wikipedia la definisce così:

La motivazione è l’espressione dei motivi che inducono un individuo a una determinata azione, si tratta di uno stato interno della persona che attiva, dirige e mantiene nel tempo un determinato comportamento.

La motivazione viene generalmente suddivisa in:

  • Motivazione estrinseca: la persona si impegna in un’attività per ricevere dei complimenti o per evitare una brutta figura, cioè un riconoscimento esterno rispetto all’attività;
  • Motivazione intrinseca: la persona si impegna in un’attività che trova stimolante e che aumenta la propria competenza.

Molti autori hanno scritto sull’argomento, Freud attorno al 1900 parlava di pulsioni, Maslow nel 1954 di bisogni, ma chi ha dato il la agli studi più recenti è David McClelland nel 1961 che identifica 3 motivazioni fondamentali:

  1. Il bisogno del successo (o della riuscita) rispecchia il desiderio di successo e la paura per il fallimento.
  2. Il bisogno di appartenenza combina i desideri di protezione e socialità con la paura per il rifiuto da parte di altri.
  3. Il bisogno di potere riflette i desideri di dominio e il timore di dipendenza.

McClelland sostiene che la combinazione di questi tre elementi varia nel tempo e caratterizza la nostra motivazione.

Tornando a noi: a chi non piacerebbe lavorare su questi bisogni in modo da controllare la propria motivazione ?

Ed ecco che in un momento culturale in cui l’attenzione si sta spostando sempre di più sulla persona, la capacità di allenare i singoli bisogni è diventata un fattore di business lanciando la tendenza del coaching (personal coach, life coach… ).

Quali sono secondo voi gli elementi utili e quelli dannosi per la vostra motivazione ?

17 settembre 2009   Comments