Knowmark. Se il nuovo Auditel nasce sotto le Due Torri

16/06/11 Knowmark. Se il nuovo Auditel nasce sotto le Due Torri

Questo post è la versione integrale dell’articolo pubblicato su L’Informazione di Bologna, Affari Emiliani, del 16 Giugno 2011. Per leggere tutti gli articoli precedentemente pubblicati, naviga l’archivio.

Continua il nostro viaggio fra le startup bolognesi. Oggi incontriamo Dario Amata, CEO di Knowmark, un istituto di ricerca nato sotto le Due Torri grazie al bando MAMBO del Comune di Bologna e oggi leader in Italia nei sistemi di riconoscimento automatico dei contenuti audio e video trasmessi sui
network digitali (radio, tv, Internet).
Dario Amata ha ricoperto il ruolo di Senior Consultant di Epipoli Group, società specializzata nel relationship marketing, è stato Senior Account Manager per Tns Abacus Milano e prima ancora di Istituto Cirm e AC Nielsen.

Dario puoi spiegarci di cosa si occupa Knowmark e perché è così innovativa?

Ci occupiamo di monitoraggio “automatico” dei contenuti trasmessi da vecchi e nuovi media, e offriamo un servizio per la rilevazione dei contenuti, musicali e non solo, diffusi nelle attività commerciali e in luoghi pubblici per la ripartizione del diritto d’autore. I nostri principali clienti sono SIAE e AGCOM. Per “automatico” s’intende l’utilizzo di tecnologie informatiche che sfruttano le acoustic fingerprint, le “impronte digitali” che possono essere estratte per esempio da una canzone, una melodia o da uno spot.
Alcune applicazioni sono note anche al grande pubblico, pensate a Shazam per iPhone o SoundHound e Midomi. L’ impronta binaria consente una precisione anche del 99,98% nella capacità di riconoscimento.
Ho seguito l’evoluzione di questa tecnologia già dalla fine degli anni ’90. Dopo aver testato varie soluzioni, nel 2006 abbiamo deciso di sviluppare la nostra tecnologia proprietaria grazie ad una collaborazione con il Dip. di Telecomunicazioni dell’Università di Ferrara.

Quali sono i vantaggi che portano le tecnologie di audio fingerprinting rispetto alla ricerche tradizionali?

Importanti istituti di ricerche di mercato lavorano da un decennio su soluzioni che possano intercettare e seguire i comportamenti e i bisogni dei consumatori del terzo millennio, dove le fonti di emissione e i canali distributivi sono diventati “liquidi”. Noi abbiamo scelto le fingerprint perché ci garantivano maggiori e migliori performance rispetto ai più datati “sound matching” e “watermarking” che addirittura richiede l’installazione di dispositivi presso le regie dei media oggetto del monitoraggio.
La fingerprint, una volta inserita nel database di servizio, riconosce il contenuto a prescindere dalla fonte di emissione. Pensi solo al servizio che forniamo a SIAE che registra in incognito l’audio diffuso in una discoteca, luogo ricco di distorsioni, rumori di fondo e disturbi e alla quale garantiamo un riconoscimento superiore al 90%, cosa impossibile con altri metodi.
Certamente nel campo delle ricerche tradizionali possono svolgere un ruolo assai importante proprio alla luce dei mutati comportamenti dei consumatori.

Perché è così importante rilevare i dati di diffusione? Può riassumerci in base a quali criteri vengono assegnati i diritti d’autore oggi?

Grazie al nostro sistema SIAE può ripartire con estrema precisione i compensi agli aventi diritto, senza soffrire delle distorsioni che qualsiasi forma di monitoraggio manuale può generare. Stesso discorso per la misurazione delle pubblicità effettivamente programmate e per la conseguente valutazione del loro valore a target. Per l’AGCOM facciamo invece un monitoraggio dedicato agli aspetti legali sulla correttezza delle emissioni pubblicitarie.

Cambierà anche l’Auditel? La tecnologia permette il trattamento di fonti audio e video – su questo Amata è molto chiaro – e la sua adozione comporterebbe una rivoluzione per il mercato pubblicitario televisivo italiano.


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