Da Bologna a Facebook: la storia di Matteo Girardi
Questo post è la versione integrale dell’articolo pubblicato su L’Informazione di Bologna, Affari Emiliani, del 24 febbraio 2011. Per leggere il PDF della versione pubblicata sul quotidiano, clicca qui. Per leggere tutti gli articoli precedentemente pubblicati, naviga l’archivio.
Da operatore di call center a Bologna a Sales Manager di Facebook Italia a Milano, passando per il reparto vendite di Yahoo! a quello di Myspace e trovando il tempo di fondare anche una sua agenzia media online. Sono i dieci straordinari anni di Matteo Girardi, una carriera trascritta anche in un libro (il suo), “Social Network – Una serie di incredibili (in)successi”, che l’ha visto protagonista dell’ascesa di Internet e dei social media nella nostra società. Un bolognese doc alla conquista del web, possiamo dire. E così nasce la nostra intervista.
Chi è Matteo Girardi… in 140 caratteri?
Sono un ex ragazzo di Bologna, appassionato di Internet e pronto a mettersi sempre in gioco. E a maggio sarò pure papà!
Nel tuo libro “Social Network”, definisci la tua carriera come “una serie infinita di (in)successi. Puoi spiegarti?
Il gioco di parole con (In)Successi sta a significare che solo sbagliando tanto e prendendo porte in faccia, una persona acquisisce la maturità per raggiungere finalmente determinati obiettivi.
La regola base è: fare qualcosa. Solo chi rimane immobile non sbaglia mai nulla.
Com’è cambiato il Mondo con la nascita e diffusione del web?
Senza voler essere banale, direi tantissimo. Alcune persone hanno poi creato prodotti o aziende che grazie ad Internet hanno davvero cambiato il Mondo: pensare che Mark Zuckemberg nel ’95 avesse solo 11 anni è impressionante.
E cos’è cambiato con l’avvento dei social media?
L’attualità ci viene incontro: la Rivoluzione in Egitto sarebbe successa senza social network come Facebook o Twitter? Non credo… Se Internet ha accorciato le distanze, i social media hanno direttamente connesso le persone e posto l’individuo al centro.
Un’ipotesi del futuro: da qui a dieci anni cosa cambierà? Saremo tutti più “integrati”?
Penso alla rivoluzione dei servizi di geolocalizzazione come Foursquare o a device quali l’iPad: c’è ancora tantissimo futuro per questi prodotti.
Quali sono state le chiavi del tuo successo?
Spesso mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto, ma altrettante volte nel posto o nel ruolo sbagliato. Da parte mia ho sempre avuto una forte determinazione e fiducia in me stesso anche nelle situazioni più difficili. Sacrificio è un’altra parola per qualsiasi successo.
Quali sono state le vere difficoltà che hai affrontato nella tua carriera?
Le difficoltà lavorative esistono tutti i giorni; spesso i problemi maggiori sono interni all’azienda piuttosto che esterni: il non sentirsi valorizzato, la continua competizione interna… sono tutti fattori che chiunque lavorando a certi livelli o per certe aziende incontrerà.
Cosa deve fare un giovane che sogna di farsi strada in questo settore?
Il settore oggi è molto cambiato rispetto a quando iniziai io, e credo che oggi un giovane riesca a farsi meglio un’idea di quello che gli piacerebbe fare. Io stesso quando iniziai a Yahoo! non ero troppo sicuro di quello che avrei fatto. Oggi un giovane ha invece accesso a tantissime informazioni e può davvero fare scelte mirate.
E cosa non deve assolutamente fare?
Se siete all’inizio della vostra carriera, siete all’inizio. Punto. Quindi non riempite il vostro Cv di titoloni: dite la verità. Non pensate che la gente stia aspettando voi: dovrete sempre combattere per prendervi quello che volete. In ultimo, Internet ha accorciato le distanze, è vero; ma non illudetevi: in determinati ambienti, o ne fai parte, o ne sei assolutamente fuori.
Dal lato Comunicazione, Bologna può reggere il confronto con Milano?
Milano è ancora la capitale italiana per la comunicazione italiana; succede tutto qui. Città come Roma e Bologna stanno crescendo, soprattutto dal lato cliente.
Se ora potessi scegliere in puro stile “Sliding Doors”… rifaresti tutto dall’inizio?
Nel mio passato rivedo tanti errori e “tempi morti”: in realtà non era così e se certe cose sono successe, è anche grazie agli anni “incolore” che ho passato. La cosa che spero è che questa voglia di buttarsi nelle cose rimanga intatta.
Matteo Bianconi
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